L’inquadratura nello storytelling visivo

Il primo problema che ci troviamo davanti quando stiamo per scattare una foto, è quello dell’inquadratura. Più da vicino o da lontano? Deve includere anche l’ambiente, o centrare direttamente il soggetto? E lo sfondo? Come lo gestiamo?

Ciascuna di queste scelte cambia in qualche modo ciò che vogliamo raccontare con una foto o una scena di un video, sono cioè parte essenziale dello storytelling visivo. Conoscere i rudimenti del linguaggio delle immagini è dunque fondamentale per sapere utilizzare la fotocamera in modo da raccontare quello che vogliamo realmente esprimere.

L’intelligenza artificiale non ci esenta da queste conoscenze di base. Anzi, avere le idee chiare su quello che si desidera ottenere e sul perché e delle diverse possibilità espressive delle varie inquadrature si rivelerà indispensabile quando scriveremo i prompt necessari per generare le nostre immagini.

Dettaglio

La prima scelta possibile è enfatizzare un dettaglio del soggetto che desideriamo fotografare, sia esso un particolare del corpo (le mani, ad esempio, oppure gli occhi) o di un oggetto.

Dettaglio: la fiamma della candela basta da sola a creare atmosfera ed espressione

Con questo tipo di inquadratura possiamo dare risalto a una qualità specifica. Se desiderate vendere la teiera antica della nonna, mostrare il manico riccamente intarsiato e decorato è fondamentale per veicolarne il valore. E senza mostrare alcuni dettagli chiave diventa difficile vendere articoli come i vestiti o gli apparecchi domestici.

La scelta dei dettagli da fotografare dipende ovviamente dal tipo di oggetto che desiderate vendere. Come regola di massima, mostreremo quei dettagli che l’utente medio deve controllare per verificare la corrispondenza dell’oggetto ai suoi bisogni, oppure su cui desideriamo richiamare l’attenzione per aumentare la percezione di valore dell’oggetto stesso.

E nelle persone e foto d’arte? Il dettaglio può essere utilizzato per indicare con una parte il tutto: tecnicamente, questo tipo di metafora viene chiamata sineddoche. Le mani di una persona, ad esempio, possono rendere molto bene una personalità o una situazione, mentre l’occhio, per la sua forza espressiva, è particolarmente adatto a esprimere uno stato d’animo o un sentimento.

Primo piano

Primo piano: espressione del viso e azione (parlare) sono sottolineati

Il primo piano di un viso ne esalta l’espressione degli occhi, della mascella e della faccia, dando particolarmente valore ai sentimenti e allo stato in cui si trova il soggetto.

Utilizzeremo quindi il primo piano per documentare o esprimere emozioni come la gioia, la tristezza, la rabbia, oppure per esprimere sentimenti come l’ironia, l’arguzia, lo scetticismo.

In un primo piano, ricordiamo che l’attenzione dello spettatore cade generalmente sugli occhi e sulla bocca. Non è dunque indifferente se il modello o la modella sorridono, oppure sono inespressivi. Anche l’illuminazione influenza le sensazioni che un viso trasmette: una luce morbida e indiretta esalterà un sorriso e uno sguardo dolce, mentre una luce dal basso sottolinea un’espressione aggressiva o volitiva.

Se un viso viene ripreso dal basso, inoltre, diamo al soggetto importanza e potere: pensate alle foto di Benito Mussolini, che ne esaltano la mascella volitiva e il senso di potenza. Se lo riprendiamo dall’alto, avremo l’effetto contrario, il soggetto risulterà sminuito e in qualche modo ridimensionato rispetto allo spettatore. Uno scatto sullo stesso piano, invece, potrebbe rendere la foto più intima e lirica e favorire l’espressione di sentimenti come la tristezza, la gioia, la malinconia.

In foto artistiche, queste regole possono essere ignorate, valorizzando le ombre create dall’illuminazione o sfocando lo sfondo creando effetti macro. Le ombre di un oggetto possono contribuire a rendere una particolare atmosfera o stato d’animo, come, ovviamente, anche l’illuminazione e lo sfondo utilizzato.

Mezza figura e piano medio

Il classico mezzo busto

Questo tipo di inquadratura si usa con le persone, con gli oggetti avremo o una foto di un dettaglio o dell’oggetto nella sua interezza.

La mezza figura valorizza l’espressione e la personalità del soggetto, senza però sottolinearla come nel primo piano o nel dettaglio. Per questo motivo questa inquadratura è quella di solito utilizzata nei ritratti. L’ambiente passa totalmente in secondo piano, al punto che spesso lo sfondo è sfocato.

Utilizzeremo questa inquadratura quando vogliamo valorizzare il chi è del soggetto o quando il soggetto sta parlando o tenendo un discorso, come nel caso dei mezzi busti televisivi.

Dal basso o dall’alto

ritratto_benito_mussolini
Ripresa dal basso

Un oggetto o una persona possono essere riprese, oltre che in modo orizzontale, con la macchina che guarda dal basso verso l’alto o viceversa.

La presa dal basso esalta il soggetto, che acquisisce importanza. Se si tratta di una persona, la ripresa dal basso le conferisce potere, prestigio e autorità.

Il contrario si avrà con la ripresa dall’alto. Il soggetto viene sminuito e posto in una posizione di soggezzione.

Troviamo in questi significati tutta la potenza della metafora basso – alto, potere – soggezzione, messa in luce dal linguista cognitivo George Lakoff.

Figura intera, campo totale

L’azione della conversazione tra i due uomini viene sototlineata dalla scelta dell’inquadratura

Se fotografiamo un oggetto, il primo piano serve a valorizzarlo e a farlo percepire nella sua totalità. Nelle foto commerciali, avremo uno sfondo neutro (in genere bianco) e una illuminazione senza ombre in modo da far percepire l’oggetto al meglio possibile e senza possibili distrazioni.

Nella foto di persone, la figura intera sottolinea la fisicità, la postura e l’azione del soggetto, è dunque ottima per evidenziare cosa il soggetto sta facendo o sta per fare. Pensate alle classiche scene di persone che camminano nella via, o di un soldato all’assalto nei film di guerra.

Campo medio, lungo e lunghissimo

In questo tipo di inquadrature comincia a comparire l’ambiente in cui si trova il soggetto, abbiamo in sostanza la presenza di un contesto che diventa sempre più importante man mano che ci allontaniamo dal soggetto.

Restando relativamente vicino al soggetto o ai soggetti, ne esaltiamo le azioni e la loro interazione, come nella figura intera: potremmo utilizzare ad esempio un campo medio per descrivere il dialogo tra due persone, fotografandole entrambe mentre parlano.

Invece, col campo lungo e lunghissimo i soggetti tendono a perdere importanza e viene enfatizzato l’ambiente e il contesto: pensate alla panoramica di un deserto ove si muove un piccolo uomo, oppure a una battaglia, dove si vedono centinaia di persone combattere.

Campo lungo: il contesto prevale sulla figura (Immagine di prostooleh su Freepik)

Con questo tipo di inquadratura diciamo allo spettatore dove si svolge l’azione narrativa, in che tempo e in che contesto, senza però valorizzare più di tanto un protagonista.

Se fotografiamo oggetti, questo tipo di inquadrature valorizzano il contesto e pongono l’oggetto in relazione all’ambiente, arricchendo il nostro storytelling visivo di elementi o addirittura cambiando la percezione dell’oggetto.

La stessa lampada in un ambiente moderno e antico

Pensate alla differenza tra una foto che mostra un vaso antico collocato in un salone splendidamente arredato rispetto allo stesso vaso in primo piano con fondo sfocato, e alla differenza di collocare un vaso antico in un ambiente elegante ma modernissimo rispetto allo stesso vaso in un salone barocco o rococò.

In conclusione, la scelta dell’inquadratura condiziona pesantemente cosa vogliamo raccontare e perché. Inquadrare l’ambiente e il contesto può essere utile per arricchire il nostro storytelling visivo, sottolineare le azioni e le interazioni, mentre lavorare sui primi piani e sui dettagli potrebbe essere fondamentale per esprimere stati d’animo e sentimenti.

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Per approfondire: La grammatica delle immagini e dei video

Immagine di freepik in copertina.

Autore: Marco La Rosa

Sono un web content writer, web designer e esperto di SEO e UX design. Ho scritto il libro Neurocopywriting, edito da Hoepli, dedicato all'applicazione delle neuroscienze alla comunicazione.

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