Neuroscienza della creatività

Come funziona la creatività a livello neuronale? C’è chi sostiene che il trucco risieda nel fare molta pratica e poi lasciarsi andare, e chi invece che il flusso creativo si attivi quando raggiungiamo un particolare stato mentale di ipercontrazione che fa parlare il demone che è dentro di noi e che ci fa ottenere l’ispirazione.

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Teoria e prassi dell’arco narrativo

Il termine arco narrativo, che traduce l’inglese: story-arc, è un termine relativamente recente, anche se il concetto che ne sta alla base risale addirittura ad Aristotele. Descrive semplicemente la linea narrativa che tiene in piedi la trama di una storia, risolvendo i tre classici problemi di come farla iniziare, sviluppare e finire.

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La teoria della chiusura concettuale di Gabriel Radvansky e la comunicazione

Sia il flusso dei fenomeni del mondo fisico che quello delle narrazioni viene suddiviso dalla nostra mente in eventi separati da precise barriere, con conseguenze significative per la memorizzazione di ciò che avviene. Almeno, così sarebbe secondo la teoria della chiusura concettuale elaborata dal neuroscienziato Gabriel Radvansky, che predica l’esistenza di una associazione tra eventi e alcuni elementi degli ambienti in cui sono vissuti.

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La danza della mente: come la sincronizzazione cerebrale influenza le storie e la cognizione

Gli umani non sono delle entità isolate, ma esseri sociali perfino a livello di cognizione, una funzione che necessita di uno spazio interpersonale per poter funzionare. Almeno, questo sembra il risultato a cui si perviene in base alle ricerche del neuroscienziato Uri Hallson.

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Come utilizzare l’effetto Zeigarnik per aumentare il coinvolgimento nello storytelling

L’effetto Zeigarnik, ossia la tendenza a ricordare meglio le attività incompiute rispetto a quelle concluse, prende il nome dalla psicologa russa Bluma Zeigarnik che lo scoprì negli anni ’30 del secolo scorso. Una sua applicazione particolarmente efficace si può avere proprio nel campo del storytelling per mantenere il pubblico in ansiosa attesa di scoprire cosa succederà dopo e quindi attaccato alla trama.

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Ridurre la distanza psicologica per aumentare le conversioni

Nel difficile e altamente competitivo mercato online di oggi non c’è marca che non debba affrontare la sfida di attirare e convertire i potenziali clienti.  La spesa in pubblicità, purtroppo, è di poco aiuto: anche se si riesce ad attirare più persone sul sito, convincerle effettivamente a fare acquisti è tutta un’altra storia.

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Parole da evitare in comunicazione e pubblicità: la negazione

La negazione – in particolare il famigerato “non” – è da tempo considerata una parola da evitare in comunicazione e in pubblicità, o almeno da guardare con forte sospetto.

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Un esempio di ottimizzazione dei testi con l’eye-tracker

Quando si parla di testi per il sito web, capita spesso di creare dei contenuti che pensiamo adatti all’utente quando invece questo cerca informazioni completamente diverse. Per questo motivo è fondamentale includere anche le copy nei test di usabilità.

Il case study che segue mi è stato fornito dai ricercatori Andrea Ciceri e Giulia Songa della società SenseCatch di Como. L’ho scelto proprio perché particolarmente adatto a dimostrare l’utilità di alcuni strumenti di neuromarketing come l’eye-tracker, tecnologia capace di tracciare il comportamento visivo, nello studio dell’esperienza utente sui contenuti scritti e le copy del sito web aziendale.

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Farsi ricordare: come scrivere la conclusione di un articolo, post, tesi o relazione

Mentre l’inizio di un testo ci convince a proseguirne la lettura, è la conclusione quello che probabilmente ci resterà nella memoria, che si tratti di un articolo, post, tesi o relazione.

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Copywriting: quando il marketing emozionale non funziona

Ormai, tutti sanno che le leve più potenti che muovono l’essere umano sono le emozioni, in particolare le paure. Non c’è quindi copywriter che prima o poi non ci provi a inserire più leve emotive possibili nelle sue copy.

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La metafora in pubblicità: perché funziona e come utilizzarla secondo le neuroscienze

La metafora è spesso usata in pubblicità per la sua capacità di realizzare quattro obiettivi fondamentali per qualsiasi direttore creativo:

  • Attirare l’attenzione
  • Rendere il messaggio facile da comprendere
  • Emozionare
  • Farsi ricordare
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Effetto primacy: come usarlo in comunicazione, pubblicità e giornalismo

In psicologia, si parla di effetto primacy quando, nell’ordine di presentazione, le informazioni comunicate per prime hanno un’influenza sproporzionata sul giudizio del lettore rispetto a quelle successive.

Applicato al copywriting e alla scrittura, la regola diventa che ciò che si afferma per prima può influenzare in maniera determinante tutto quello che viene detto dopo, e senza una logica o una spiegazione apparente.

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Storytelling: quali sono le strutture narrative degli spot pubblicitari ad alto impatto emotivo?

Da sempre, l’impatto emotivo degli spot pubblicitari è la croce e delizia di qualsiasi direttore creativo.

La ragione? Semplice, le emozioni hanno un ruolo chiave nelle nostre scelte e nella formazione delle decisioni di acquisto. Questa scoperta, del resto, è probabilmente la più grande conquista del neuromarketing.

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