Crediti sociali cinesi: non tutte le spinte sono gentili

Il sistema dei crediti sociali cinesi è un esempio di applicazione dei Nudge?

E’ la domanda che mi è stata posta da un collega, in riferimento al documentario Petrolio, su RaiPlay.

E seppure all’apparenza le affinità non sono poche, attenzione a non scambiare i nudge con gli sludge!

COSA SONO I CREDITI SOCIALI

Il sistema del credito sociale (SCS) in vigore, in Cina, dal 2014, è stato pensato per permettere una raccolta capillare dei dati su persone, imprese ed enti governativi e si basa sul meccanismo del bastone e della carota, ossia premi e sanzioni.

Entrando nel dettaglio, tre sono i macro obiettivi:

  • istituzionalizzare e digitalizzare le forme di controllo
  • stimolare la buona condotta di cittadini, enti pubblici e privati
  • aumentare la trasparenza delle transazioni economiche.

Con questo sistema, il governo cinese vuole punire i trasgressori, chi paga in ritardo tasse e debiti, chi ha dipendenze da videogiochi e fumo, chi non condivide le politiche del governo, ma anche chi butta per terra i rifiuti, chi suona e ascolta musica ad alto volume sui treni, ossia tutti quei comportamenti ritenuti illegali o inaccettabili dal governo di Pechino.

Ogni persona e azienda ha così una sorta di pagella, dove i promossi godono di agevolazioni sulle imposte, linee di credito più generose e i bocciati sono puniti con il pagamento di tasse più alte, ispezioni più frequenti, il divieto di lasciare il paese, usare i mezzi pubblici, prenotare alberghi, connessioni internet più lente e la stigmatizzazione sociale sotto forma di iscrizione in liste nere e rosse pubbliche.

COSA SONO I NUDGE

I Nudge, la teoria della spinta gentile, che si deve al premio Nobel Richard Thaler e che si fonda sulle scienze economiche e comportamentali, ha l’obiettivo di aiutare le persone a fare scelte più virtuose e funzionali a benessere, salute, pianeta, portafoglio, engagement e performance. Non impongono e non vietano, non impediscono cioè di fare scelte diverse da quelle suggerite.

Un esempio è rappresentato dalle zone 30, dove cioè è permesso andarci in macchina (ovvero non è proibito), ma occorre però percorrerle a bassa velocità. Non è un divieto, piuttosto un incentivo verso un comportamento più sostenibile per il cittadino e la viabilità.

Prima di stampare, pensa all’ambiente, è la dicitura che accompagna la maggior parte delle email di lavoro ed è così visibile che spesso non la vediamo. E’ un nudge utile per incoraggiare le persone a un consumo consapevole di carta, toner e diventare più attenti all’ambiente. Fra le azioni che si possono mettere in campo, la più semplice è impostare la stampante in modalità “fronte-retro” e, quando possibile, servirsi di carta riciclata. Ma nulla vieta di esentarsi dall’opzione di default.

SE BLACK MIRROR NON FOSSE UNA DISTOPIA?

Senza entrare in eccessivi tecnicismi, l’obiettivo del governo cinese con il SCS, è quello di voler influenzare il comportamento della sua popolazione nei confronti di ciò che il partito considera benefico per la società. Piuttosto che rendere virtuose scelte e decisioni e incoraggiare comportamenti al di sopra di premi e punizioni.

Ciò che sta facendo la Cina è applicare la teoria della spinta gentile in modo esattamente opposto rispetto all’obiettivo con cui è stata ideata e creata. Un po’ come la nitroglicerina da farmaco per curare l’angina pectoris a potente esplosivo.

Difficile quindi non vedere similitudini con Black Mirror, la serie tv che si occupa dei modi sconsiderati in cui utilizziamo la tecnologia moderna. In un episodio intitolato “Nosedive”, è pratica comune per il cittadino medio valutare ogni interazione sociale che ha, con profonde conseguenze sul proprio status socioeconomico.

In una scena, il personaggio principale non può imbarcarsi su un volo perché la sua valutazione è precipitata dopo una discussione e viene così scortato fuori dall’aeroporto prima che si scagli contro la hostess.

Ad aggravare la penetrabilità del sistema è il fatto che la Cina gestisce la più grande rete di telecamere di sorveglianza al mondo, e mette di pubblico dominio su enormi schermi presenti nelle strade, volti e nomi di chi si è comportato male, laddove attraversare con il semaforo rosso è già considerato cattivo comportamento.

GLI SLUDGE NON SONO NUDGE

Queste strategie, benchè possono non sembrare per i non addetti ai lavori, così dissimili dai Nudge, prendono il nome di Sludge (fango) e anzichè rendere le scelte più facili, le rendono più tortuose. E, soprattutto, non tengono conto dell’interesse di coloro che vengono spinti.

Le aziende, per fare un esempio, sono famigerate praticanti di sludge, basti pensare a ogni newsletter a cui iscriversi è semplicissimo ma incredibilmente difficile cancellarsi.

Nudge e sludge sono descritti come opposti, ma alla fine entrambi incoraggiano (o manipolano) il pubblico a perseguire una scelta in particolare, poiché partono dai medesimi presupposti scientifici. Una spinta gentile a favore del riciclaggio può sembrare nudge o sludge a seconda del punto di vista sull’impatto dell’uomo sul cambiamento climatico.

Ecco perché può essere difficile sottrarsi alla loro forza, benevolenza o intraprendenza. In Cina, l’80% della popolazione ha accettato positivamente il SCS e non lo considera affatto una violazione della privacy o una spinta poco gentile o una limitazione alla libera scelta.

Ben vengano dunque spinte di ogni tipo, purchè ci permettano di essere chi siamo, per imparare ad essere più virtuosi perché lo vogliamo e non per paura o per ritorsione.

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Autore: Laura Mondino

Decision Advisor, ricercatrice in ambito delle Scienze comportamentali, divulgatrice neuroscientifica e docente. Direttore del Centro Studi dell’Accademia di Comunicazione Strategica

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